Abbiamo incontrato l’architetto Solinas e abbiamo parlato del restauro di un palazzo storico fiorentino: Palazzo Baldovinetti. Ne è scaturita un’intervista esclusiva che scova aneddoti, sfide e curiosità su una delle trasformazioni residenziali più significative degli ultimi anni nel panorama immobiliare di lusso toscano.
Lui, che l’ha vissuta dall’interno, ci ha raccontato il percorso che ha portato un ex immobile a uso ufficio a diventare una residenza privata di 790 mq, unica, stratificata e profondamente contemporanea, pur nel rispetto della sua storia cinquecentesca.
Questa è la rinascita di Palazzo Baldovinetti, raccontata da chi l’ha progettata, seguita e realizzata.

Da Ufficio a Palazzo Privato: La Sfida di Pensare in Grande
Quando si parla di restauro di un palazzo storico a Firenze, la prima domanda riguarda sempre il principio. Nel caso di Palazzo Baldovinetti, il punto di partenza era tutt’altro che semplice: un immobile accatastato come ufficio, con spazi che portavano i segni di decenni di interventi disomogenei, accumulati strato su strato senza una visione unitaria.
«La sfida vera», racconta Solinas, «è stata quella di pensare gli spazi, che avevano un grande potenziale, come un palazzo privato nella più nobile tradizione fiorentina. Con una galleria di ingresso, lo scalone, il salone di rappresentanza, le camere e gli spazi accessori.»
Una visione che non si improvvisa. Richiede la capacità di vedere oltre ciò che c’è, per immaginare ciò che potrebbe essere. E richiede, prima di tutto, il coraggio di togliere: rimuovere le superfetazioni, eliminare le aggiunte incongruenti, fare spazio a un involucro che potesse essere riletto secondo i canoni di una grande dimora privata.
Il risultato, nelle parole dell’architetto, è un immobile che oggi «ha un aspetto grandioso pur mantenendo un grande equilibrio e le caratteristiche proprie di una casa di famiglia». Una tensione tra magnificenza e intimità, forse la cifra più difficile da raggiungere nell’architettura residenziale di pregio.
Preservare o Reinterpretare? La Gerarchia degli Spazi
In un progetto così stratificato, ogni scelta è un dialogo con il tempo, che porta con sé il peso di ciò che viene prima e la responsabilità di ciò che verrà dopo.
Solinas ha operato con una bussola precisa: preservare e valorizzare gli elementi architettonici e decorativi preesistenti, demolire dove le aggiunte del passato avevano compromesso la qualità degli spazi.
«Il restauro ha alleggerito notevolmente decorazioni pittoriche e lapidee dalle polveri accumulate e dagli interventi succedutisi nel tempo», spiega l’architetto, «restituendo una gamma cromatica luminosa e inaspettatamente moderna.»
Una scoperta, questa, che ha cambiato il carattere di interi ambienti, a partire dalla library al primo piano, dove un soffitto affrescato con una complessa geometria neogotica si apre verso un cielo di un azzurro intenso e purissimo.
Là dove invece le aggiunte del tardo Ottocento o del secondo dopoguerra avevano compromesso l’integrità degli ambienti, Solinas ha scelto di demolire, in accordo con la Soprintendenza ai Beni Architettonici. Tra gli interventi più significativi, la restituzione dell’originaria ultima rampa dello scalone cinquecentesco in pietra e la creazione di una camera con terrazzo privato luminosissimo e soppalco con balcone affacciato sull’interno.
«Interventi coraggiosi», li definisce lui stesso, «ma che hanno cambiato completamente l’apprezzabilità degli spazi e offerto il piacere di viverli.»
Accanto al restauro degli ambienti storici, come il salone, la camera sulla via dei Serragli e la cucina, il progetto ha incluso anche la reinvenzione di spazi ex novo. Sono stati creati l’appartamento al secondo piano, tutti gli ambienti di servizio e quella diversità di ambienti oggi sempre più richiesti nell’immobiliare di lusso:
- Spa e palestra, ubicate nelle due sale contigue del piano terra.
- Una cantina per la degustazione dei vini, con un suggestivo soffitto a volte che la caratterizza naturalmente.
Ambienti, come li chiama l’architetto, «quanto mai richiesti, più che necessari», emblema di una residenza pensata per essere vissuta in ogni sua parte.
Tutti i Segreti del Progetto
Esiste, in ogni grande progetto di architettura, un elemento che sfugge allo sguardo distratto ma che governa l’esperienza di chi abita lo spazio. A Palazzo Baldovinetti, questo elemento si chiama percorso.
«La vera chiave di lettura del progetto può essere riassunta in una parola: percorso», rivela Solinas. «Inconsapevolmente, chi visita l’immobile è portato a percorrerlo tutto attraverso un itinerario obbligato, ma di cui non è consapevole, risultato di un lavoro progettuale complesso e articolato.»
Il visitatore viene guidato, senza saperlo, attraverso una sequenza precisa e studiata: la galleria d’ingresso, l’atrio antico, lo scalone monumentale, la library al primo piano, il salone e gli ambienti adiacenti. Poi, ripreso il passo, lo scalone di nuovo, stavolta verso l’alto, fino all’ultimo piano, «più intimo e luminosissimo».
È in quell’istante, al termine del percorso, che il palazzo smette di essere un luogo da visitare e diventa qualcosa d’altro. «È nella sua casa», conclude l’architetto.
Una narrazione spaziale che non si esaurisce nella distribuzione planimetrica, ma si costruisce attraverso la sequenza delle emozioni: meraviglia, curiosità, raccoglimento, appartenenza.
Gli Affreschi Ritrovati: Quando la Preesistenza Diventa Valore
Nel processo di riscoperta delle decorazioni pittoriche, Solinas sceglie una prospettiva precisa. Gli abbiamo chiesto se si sia sentito più restauratore o interprete, ma la questione più interessante, secondo lui, è un’altra: quanto ha influito la preesistenza delle decorazioni nella definizione e caratterizzazione degli spazi?
«Una simile qualità nella decorazione preesistente e riscoperta non può che valorizzare quegli spazi che, per le loro caratteristiche di ampiezza e volume, erano già comunque apprezzabili», osserva l’architetto. «Gli ambienti restano i medesimi, certo, ma cambia e di molto la qualità nel viverli.»
È un principio che tocca qualcosa di fondamentale nell’immobiliare di lusso: il valore di uno spazio non si misura solo in metratura o in finiture, ma nella densità dell’esperienza che è capace di generare. Un soffitto affrescato che torna a mostrare i suoi colori originali, oltre che semplicemente bello, è vivo. Porta con sé secoli di storia, un dialogo silenzioso tra chi ha dipinto e chi oggi abita.
«Questo è un piacere che ho voluto offrire ai visitatori e ai futuri proprietari», conclude Solinas. Un gesto di cura nei confronti di chi verrà.
Qualità, Rispetto, Valore: l’Essenza di Palazzo Baldovinetti
Chiediamo all’architetto di provare a condensare il senso di un’intera esperienza in una sola risposta e lui non esita: qualità, rispetto, valore.
Tre parole che suonano quasi come un metodo:
- La qualità dei materiali, delle scelte, della cura con cui ogni dettaglio è stato pensato.
- Il rispetto per la storia dell’edificio, per le istituzioni preposte alla sua tutela, per chi lo abiterà.
- Il valore, non solo economico, ma esperienziale, culturale, umano, che un progetto come questo è capace di restituire al tessuto della città.
Palazzo Baldovinetti è una residenza di lusso nel centro di Firenze. Ma è anche la dimostrazione concreta che recuperare un palazzo storico con rigore, visione e sensibilità produce qualcosa che nessuna costruzione nuova potrebbe replicare: un’unicità radicata nel tempo, capace di parlare al presente.
Se questo racconto ti ha incuriosito, puoi scoprire qui tutti i dettagli di questa Prestigiosa Residenza Privata nel Cuore di Firenze. Chi cerca a Firenze qualcosa che non si trova, non si costruisce e non si replica, troverà in Palazzo Baldovinetti una risposta rara.
































